LETTERA DI UN VISITATORE

Mario Bertini

LETTERA DI UN VISITATORE

Firenze, 30 settembre 2006

Gent. mo Sig. Gene
Non cerchi nell’intestazione di questa lettera spiragli per ricordarsi chi sono, perché certamente non mi conosce.
Sono io, invece che conosco lei, attraverso i suoi quadri e per mezzo di quella inconsueta e simpatica auto presentazione, letta recentemente, in un pieghevole, visitando una sua mostra a Spoleto.
Probabilmente questa mia apertura nei suoi confronti la sorprenderà, ma mi lasci ritornare, così a caldo, le emozioni che mi ha dato la visione dei suoi lavori.
Ho letto attentamente anche la nota di presentazione critica firmata da Carlo Serafini, alla quale mi permetterei di aggiungere, da attento osservatore (e anche un po’ da poeta, giacché, come lei fissa alla tela la trasparente chiarezza delle sue emozioni, io mi diverto a scriverle) ciò che il suo dipingere mi sollecita.
Innanzi tutto il suo lavoro è un perpetuo canto alla luce, per la specchiata luminosità dei cieli e della modulante dimensione di alberi e boschi che riesce a dipingere. E poi l’arioso respiro dei campi, o di certi alberi, che esplodono in migliaia di fiori e di foglie.
Ma su tutto, mi pare di poter dire che ogni suo quadro contiene un’implosione statica di silenzio, arricchito da una loquace sinfonia di modulazioni.
Lei, in una frase, riesce a dipingere il tacere della natura, come a voler nutrire, di un valore aggiunto, l’estasi di chi contempla i suoi dipinti. Non è facile ma lei, non so se inconsciamente o coscientemente, riesce a dare spazio alla dimensione del silenzio, quel silenzio che piaceva tanto anche a Rabindranath Tagore, ricordato da Serafini e che io ho potuto sperimentare andando a rincorrerlo nelle silenti campagne del Bengala indiano. A tal proposito mi permetto di citare quel suo “II guardiano del ponte”.
E mi lasci aggiungere un altro passaggio dello stesso Tagore, tratto dalle sue poesie d’amore, che pare scritto apposta per commentare quel suo quadro: che lei ha voluto intitolare ” La pecora nera”

Il guardiano del ponte

“Il Guardiano del ponte”

“La pecora nera”

" Camminavo solingo per la strada attraverso i campi;
il tramonto celava il suo ultimo oro come un avaro.
II giorno giù sprofondava nel buio e la terra deserta,
le cui messe erano state raccolte giaceva silente ... "

Come vede l’osservazione non è soltanto mia, ma l’accostamento le viene addirittura da un Premio Nobel per la letteratura, con oltre un secolo d’anticipo…
…Ringraziandola per l’attenzione, la saluto agurandole successo e serenità.

Mario Bertini