IL RILIEVO PITTORICO DI GENE POMPA

Vittorio Sgarbi

IL RILIEVO PITTORICO DI GENE POMPA

Il motivo maggiormente distintivo dell’arte di Gene Pompa, anche da quella, più nota, di chi porta il suo stesso cognome, sta nell’espediente tecnico impiegato, definibile senz’altro come rilievo pittorico. Non si tratta certo di una novità assoluta: pittori come il Tiziano tardo, Rembrandt, Délacroix, Monet, Mario Cavaglieri, Soutine, per dire solo dei primi che vengono in mente, hanno comunemente dipinto a rilievo, attribuendo particolare importanza espressiva alla consistenza  tattile  della pasta cromatica, capace di vincere la forzata planarità del dipinto. Analogamente, dall’epoca greco-romana fino al Rinascimento almeno, i rilievi scultorei sono stati  dipinti, perdendo le pitture sovrapposte solo in momenti relativamente recenti, in corrispondenza dell’affermazione dell’estetica neoclassica, quando la rigorosa purezza delle forme viene associata a quella monocromatica della materia. Nel caso di Pompa, il rilievo deriva dalla pittura come una sorta di eccesso di naturalismo, spontaneo più ancora che meditato, venendo emanato, per ispessimento, da ciascuno dei tocchi di colore giustapposti che compongono i singoli elementi del paesaggio rappresentato.

L’effetto che ne proviene sarebbe di conversione nella triplice dimensione di una tecnica pittorica prossima a quella divisionista, perlomeno nel riferimento storico, se non fosse che il metodo non sempre viene applicato integralmente a tutta l’immagine, come invece facevano i divisionisti, ma solo alle figure di terra, esentando i cieli, uniformi nel candore di azzurri ugualmente saturi e limpidi, solcati appena da esili cirri di zucchero, dallo stesso trattamento.

Gene Pompa esalta la verità del riconoscibile, come percezione di momenti irripetibili: le sue realizzazioni paesaggistiche sono caldi momenti di luci ed ombre, che esprimono una raffinata poeticità, organizzata comunque secondo solide ragioni compositive.

È proprio nelle opere “con cielo” che meglio ci accorgiamo di un altro carattere specifico delle opere di Pompa, non meno importante del ricorso al rilievo: la semplificazione formale in direzione primitivista, per la quale tutto tende al definito e al lineare, in un modo ordinato e piacevolmente artificioso. Una disposizione, questa, che pare sottintendere una morale: la verità di spirito non sta nella massima aderenza al dato naturale, ma nella freschezza d’animo con cui lo si rappresenta.

Prof. Vittorio Sgarbi

“Profondità, fra i ciliegi”