Intervista

Anna Francesca Biondolillo

Realizzare un’intervista non è sempre facile come sembra, specialmente quando la persona che desidero intervistare non è disponibile a rompere quel muro di riservatezza; allora perdo ogni filo di speranza. Ma ecco che quando meno me l’aspetto arriva il sospirato Ok e allora mi metto al lavoro, felice perché questa volta la persona da intervistare è Gene Pompa, uno dei più apprezzati protagonisti della Prima Biennale di Palermo. Alcune sue opere esposte presso il Loggiato San Bartolomeo sono state motivo di grande apprezzamento fruitivo.

Davanti le sue opere l’occhio del visitatore rimaneva incantato e si incuriosiva a leggere il nome sull’etichetta di fianco. “Gene” è il suo nome d’arte ma da dove proviene?

Gene è il diminutivo di Generoso il mio nome di battesimo acquisito dal nonno paterno. Sin da bambino mi hanno chiamato sempre Gene quindi mi è sembrato naturale firmarmi “Gene”.

Le sue opere narrano del suo felice rapporto con la Natura, radiosa nei colori e sublime nel suo impianto scenico. Quali sentimenti lo inducono a ispirarsi alla bellezza del Creato?

La mia risposta potrebbe essere la “biofilia”, termine coniato dai ricercatori americani Wilson e Kellert per indicare lo stretto rapporto di sintonia tra uomo e natura e i benefici che ne conseguono. La biofilia è un sentimento autentico, ancestrale, scritto nello stesso DNA dell’individuo, ed è pronto a risvegliarsi ogni volta che lo spettatore è messo di fronte ad uno spettacolo della natura e perciò mi ispiro ad essa che mi rasserena l’animo.

Nei suoi accattivanti lavori vi si legge la grande abilità della tecnica, frutto sicuramente di lunghe esperienze. Quando e come ha avuto inizio la sua passione per l’arte?

Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che amava l’arte: il nonno Generoso Pompa e la nonna Angela Comi erano cantanti lirici alla Scala di Milano mentre i miei genitori Vittorio e Anna abbracciavano l’arte spaziando dal teatro alla musica e dalla poesia alla pittura. Il desiderio di accostarmi all’arte figurativa si è manifestato intorno agli 11-12 anni mentre la tecnica a rilievo è nata nel 1984 quando a breve doveva nascere mia figlia Giulia. Per arredare la sua cameretta volevo dipingere dei quadri particolari e da questa mia ricerca è nata la tecnica a rilievo utilizzando pennello e spatola che con il tempo ho raffinato. Recentemente è stata definita dal critico Stefano Leonardi “La Dinamic Field Painting” cioè dinamismo nel campo del dipinto.

C’è qualche negativo episodio della sua vita che ha influito nel suo itinerario pittorico?

Sicuramente la malattia e poi la prematura scomparsa di mio padre Vittorio. Per necessità economiche sono stato costretto a separarmi da un’opera per me importante, ciò mi ha allontanato dalla pittura per una decina di anni.

Mi rendo conto che la sua vena artistica è dovuta all’amore per i luoghi dove ha vissuto, mediante narrazioni di lirico trasporto onirico, donandoci suggestive immagini che riflettono il suo stato d’animo, per cui il fruitore vi si ritrova facendo proprio l’attimo sognante. Mi dica nel suo percorso artistico quali influenze avanguardistiche sono presenti e a quale figura del secolo passato si sente più legato?

Non credo di essere stato condizionato, almeno coscientemente, da influenze avanguardistiche, piuttosto incuriosito dallo stimolante ambiente romano degli anni 60-70. Riguardo al passato sono sicuramente legato all’acquarellista della “Roma sparita” Ettore Roesler Franz, infatti dall’età di 18 anni ho iniziato a riprodurre le sue vedute su commissione della Galleria Esedra di Roma.

Conoscere il suo percorso artistico ci aiuta a comprendere il motivo della sua notorietà nel mondo dell’Arte Contemporanea continuando ad apprezzare il suo prestigioso operato, sicuri che nel futuro le sue opere ci doneranno tanto altro motivo di parlarne ancora

Con profonda Stima

Anna Francesca Biondolillo